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Diavolo Rosso finisher della 100 km Rimini Extreme


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Inviato da Vitaliano Grassi "Diavolo Rosso"
28 luglio 2007: non è un giorno come gli altri, ma del tutto particolare per me e l’amico Santo della Runners Bergamo, perché siamo in partenza per Rimini, dove ci catapulteremo in questa nuova e straordinaria ....

Domenica 29 Luglio 2007 --- Ultramaratona >> Luglio 2007
tratto da www.podisti.net

Rimini - 2^ 100 km Rimini Extreme
Inviato da Vitaliano Grassi "Diavolo Rosso"
28 luglio 2007: non è un giorno come gli altri, ma del tutto particolare per me e l’amico Santo della Runners Bergamo, perché siamo in partenza per Rimini, dove ci catapulteremo in questa nuova e straordinaria avventura. Alle ore 13, carico la mia borsa sportiva sulla bicicletta e, a piedi, eccezionalmente accompagnato dalla mia consorte, col caldo che ci avvolge, ci dirigiamo alla stazione ferroviaria di Chiari. Rimaniamo in attesa con un poco d’emozione, perché tutte le partenze importanti hanno la loro dose di emozionabilità e, solo all’annuncio dell’arrivo del “mio treno”, riusciamo a salutarci come si usa fare tra fidanzatini. Dopo questo attimo di “smarrimento sentimentale”, riprendo il controllo della situazione, cercando di seguire il programma prefissato. Alle 14.05, dieci minuti dopo la partenza, alla stazione di Romano Lombardo sale l’amico Santo, mio compagno d’avventura. Giunti a Milano, saliamo sull’Eurostar pronto a partire per le ore 15.05, dove incontriamo una ragazza residente proprio a Rimini. Iniziamo così un legame informativo, per sapere come raggiungere la Darsena, luogo di ritrovo; con molto piacere, la ragazza si prodiga nelle spiegazioni e per noi il viaggio si dimostra meno pesante e monotono del previsto. Alle 17.55 arriviamo a Rimini e, dopo un cordiale ringraziamento alla ragazza per le informazioni, bagaglio in spalla, raggiungiamo la Darsena, e quindi il punto di ritrovo degli atleti. Espletato il rituale ritiro dei pettorali, salutiamo velocemente l’organizzatore Jonny, indaffaratissimo, lanciando un’occhiata intorno per vedere gli altri atleti che arrivano alla spicciolata. Dopo il pasta-party, ci rechiamo nelle vicinanze per assistere alla gara di retro-running, molto bella da vedere non essendo, fra l’altro, una manifestazione abituale. Al termine di questa manifestazione, vediamo avvicinarsi trafelato Gregorio (Runners Bergamo), arrivato in pullman in modo rocambolesco: da collaudato altruista, comincia a consegnare tessere ad alcuni atleti, invece di pensare a mettere a posto le sue cose per la corsa. Approntatosi anche Gregorio, tutti noi concorrenti (circa 130), scortati dai Vigili e dai mezzi dell’organizzazione, ci dirigiamo verso l’Arco d’Augusto per circa 3 km, muniti di pile e nastrini fosforescenti vari, parlottando per stemperare la tensione della partenza, che personalmente non accuso per nulla. Tutto ormai è pronto e, qualche minuto dopo la mezzanotte, lo sparo ci spinge a partire. All’inizio, si segue la scia dei primi, ma poi, a causa delle scarse indicazioni, alcuni gruppetti sbagliano percorso, recuperando poco dopo. Inizia così la corsa nella notte, con i primi chilometri che scemano via, con regolarità. Si formano dei gruppetti di atleti che, con le loro luci assemblate, si rendono visibili anche alle auto: il traffico risulta abbastanza movimentato e gli stessi automobilisti, forse non informati della gara, sono disorientati nel vederci correre nella notte. Per fortuna, anche la luna piena, forse ingaggiata dall’organizzazione, provvede ad illuminarci la strada; le stelle, invece, sembrano non partecipare, immobili e con poca luce. La nottata si presenta, quindi, sotto i migliori auspici, senza problemi; per i primi chilometri sono a fianco di Santo, che m’incita a “partire”. Titubante, resto con Santo, per essere raggiunti da Gregorio ed apparire, per alcuni chilometri, come i “Tre dell’Ave Maria”. Poi, Santo decide di tenere il proprio ritmo, mentre noi acceleriamo per vedere se la cadenza è quella giusta. Procedendo, sorridiamo quando dalla sua “parte posteriore” escono degli strani suoni: per fortuna sono solo suoni intestinali che s’intervallano con i miei rumori, di natura diversa, essendo diaframmatici anteriori. Ma la musica s’ interrompe al 36° km, a Monte Cerignone, a circa 4 km dall’arrivo dei concorrenti della maratona: Gregorio ha un’indisposizione e m’invita a prendere il largo. Vorrei aspettarlo, ma Gregorio insiste, dicendo di non rinunciare a questa possibilità, che “è il mio momento” e devo darmi da fare. Decido di ascoltarlo e proseguo: alle 5.00, raggiungo il Ristorante Gabbiano, che costituisce il punto d’arrivo per i maratoneti, ma solo un transito per noi, dove ci si abbandona per dire due parole in più, perché poi non troveremo più nessuno. Mentre riparto, mi trovo affiancato a Luca, un ragazzo di 40 anni: l’incontro sarà determinante perché riusciremo a stare insieme sino alla fine. Continuo, intanto, a tenere sotto controllo il mio cardio frequenzimetro, come mi aveva consigliato un amico dai “capelli d’argento”: “A 130 pulsazioni, non avrai sovraffaticamento e la produzione di acido lattico sarà contenuta, per lo sforzo che dovrai ancora fare”; seguo, così, attentamente il comandamento. Alle ore 5.45, spunta l’alba e il suo chiarore ci comunica che la notte è ormai alle spalle; io non accuso stanchezza, e parlo tranquillamente con Luca, mentre siamo rimasti soli e non abbiamo cognizione sulla distanza che ci separa dal gruppo che ci segue. Più tardi, ci raggiunge Giovanni, un amico di Luca, un inventore di cose strane: ci segue con la sua minibicicletta e ci mostra un ombrello, col quale a suo dire, nelle discese libere, si dovrebbe alleggerire il peso alle gambe. Devo dire che l’ho provato per 3 minuti e mi è sembrato che la sua teoria corrispondesse al vero, anche se le gambe devono essere comunque “buone”. Subito dopo, il mio compagno di viaggio effettua il suo esperimento e per alcuni chilometri resto solo. Raggiunto il ristoro, il gentile volontario mi comunica che il mio amico è poco più avanti: lo raggiungo, e ricomponiamo il gruppo con il simpatico Giovanni che ci lascerà solo in zona Ponte Verucchio, con i nostri ringraziamenti per la sua “fantasiosa compagnia”. Giovanni ci ha fatto anche da cicerone, in quanto al 59° chilometro, all’incirca 15 chilometri prima, in località San Leo, ci ha segnalato la famosa “Rocca”, un castello abbarbicato su un costone che nel 1700 fungeva da carcere. Infatti, è famosa per aver ospitato nel 1791 il “Conte Cagliostro”, che condannato dalla chiesa come “eretico”, fu quindi calato nel famoso “pozzo”, dove gli giungeva solo un po’ di luce dall’apertura; per fortuna, 4 anni dopo, la morte interruppe questa disumana sofferenza. Per un attimo, ho paragonato la sua sofferenza in quel tugurio, alla mia durante la corsa: per fortuna, la Valle sottostante del Marecchia (col fiume dallo stesso nome che si spinge sino al mare di Rimini dopo aver corso per 90 km dalla catena della Alpe della Luna dove nasce), mi ha fatto ritornare l’entusiasmo che il vecchio Maniero, con la sua lugubre storia, mi aveva tolto, turbandomi. Giunti tranquillamente all’ottantesimo chilometro, dopo il ristoro, c’immettiamo in una strada sterrata, che costeggia sempre il fiume Marecchia. Il caldo è sahariano, dobbiamo avanzare con due bottigliette in mano, cercando di bere poco alla volta, bagnare la testa coperta dalla bandana e risparmiare la preziosa acqua perché da un ristoro all’altro ci sono ben 5 chilometri. Sfortunatamente, per problemi vari, un ristoro è posto oltre i soliti 5 chilometri: per noi è veramente un tratto durissimo, giacchè il sole implacabile non accenna a diminuire la potenza dei suoi raggi, dalla strada si levano vampate di fortissimo calore e non si può guardare troppo avanti, altrimenti la strada sembra non finire mai, accrescendo il timore di rimanere senza acqua. E’ sconsigliabile anche fermarsi (se non ai ristori), altrimenti si rischia di finire letteralmente arrosto: se avessimo avuto un pollo, si sarebbe cotto in poco tempo. E’ una battuta, ma il caldo che abbiamo sopportato in questi 20 chilometri, lo ricorderemo per tanto tempo. Fortunatamente, gli ultimi ristori sono distanti 3 chilometri, regalandoci un po’ di sollievo: dopo l’ultimo ristoro, l’andatura è sicuramente stanca, ma il morale è alto, poichè ci siamo idratati benissimo e con la scorta di acqua arriviamo allo sbocco del fiume, dove si vede il mare. Evviva, siamo quasi arrivati! Ci raggiungono due addetti dell’organizzazione in bicicletta e ci scortano per l’ultimo chilometro sino al traguardo; in città fischiano per farci strada, anche se la gente che ci vede, forse non sa neppure cosa stiamo facendo e cosa abbiamo fatto. Ci guarda, infatti, incuriosita e forse pensa che siamo dei turisti strani in vena di “mattacchionate”. Ma noi non possiamo preoccuparci di loro, ormai vogliamo solo arrivare. Ci promettiamo di darci la mano all’arrivo, per consolidare l’amicizia creatasi nei 58 chilometri corsi e sofferti assieme: arriviamo in 11 ore e 39 minuti, ma ciò che conta di più, era arrivare sereno e non stravolto. Infatti, arrivo al traguardo sorridente (così come Luca), avendo saputo gestire al meglio tutti i chilometri percorsi, con la soddisfazione di essere riuscito a terminare l’ennesima impresa, raggiungendo il decimo posto assoluto e il primo di categoria: di più non potevo sperare (anche se, fino all’ottantesimo chilometro, eravamo in ottava posizione). Un momento di relax, e il pensiero torna a Santo e a Gregorio, che nonostante diversi inconvenienti, hanno terminato la loro prestazione. Mi permetto di aggiungere, che sarebbe opportuno dire un “bravo” anche all’ultimo concorrente, perchè chi arriva in questa corsa, dimostra di avere un bel coraggio.



Considerazioni finali: per alcuni chilometri, le segnalazioni erano insufficienti, al punto che alcuni concorrenti hanno sbagliato direzione; un ristoro in più sulla strada sterrata avrebbe reso meno difficoltoso l’avanzamento degli atleti. Per contro, ho trovato disponibilissimi i volontari dei ristori, anche nella cura dei minimi dettagli (come stapparti una bottiglia di acqua - che per noi era veramente difficoltoso-, dire una buona parola per confortarci, aggiungere battute per ravvivare il nostro torpore, a causa della forte calura). Considerando che si trattava della prima edizione ufficiale di questa manifestazione, direi che la valutazione è positiva, con un ringraziamento al bravo Jonny e ai suoi collaboratori, sempre in movimento per soddisfare i bisogni di tutti.



Per chi volesse cimentarsi in quest’impresa, occorre ricordarsi di allenarsi bene fisicamente, ma soprattutto psicologicamente, perché la stanchezza fisica si può superare solo con grande forza di volontà e concentrazione al massimo livello. Poi, non deve mancare una scorta di acqua supplementare: nel mio caso, ho usato la cintura con le “bombolette” che, sui cento chilometri, oltre a non darmi alcun fastidio, mi hanno aiutato a superare i momenti difficili. E, naturalmente, la mia inseparabile “bandana” che, coprendomi la testa (e bagnandola continuamente di acqua), mi ha salvato nei terribili 20 chilometri di sterrato. Infine, partire con la consapevolezza che ogni volta, è come fosse la prima, perché si sa quando si parte, ma non si sa mai quando si arriva e se si arriva. A volte può accadere di non arrivare: dopo la normale delusione, ci sarà la riscossa della “prossima volta”, seguendo la regola ferrea di non “arrendersi mai”.



Per chi vuole sapere di più: in questi 100 km, con dislivello di 2680 metri, partito con il peso di 73 kg, ho consumato 6570 calorie e 370 grammi di grassi. Il motore ha girato a 6,60 al km, ad una velocità (non supersonica) di 8,57 km/orari.



Questa personale seconda 100 chilometri mi ha insegnato un’altra volta, che non si corre solo per arrivare, ma si corre anche per imparare, perché ogni volta si imparano delle nozioni nuove e si capisce di avere sempre bisogno degli altri, perché tutti impariamo dagli altri in un continuo scambio d’insegnamenti. S’impara a vivere, s’impara a soffrire, s’impara ad apprezzare anche il goccio di acqua calda che ti può aiutare a superare certi momenti, s’impara a continuare e a continuare a vivere, anche quando a volte per qualcuno diventa difficile. Quando devi arrivare, se hai imparato a non mollare mai (e nella vita è lo stesso), vai avanti e …non mollare, non mollare mai! Diventerai un campione, un campione… anche nella vita quotidiana.

Per eventuali contatti: vitaliano.grassi@alice.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo




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