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( 17.05.2010 )
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( 14.05.2010 )
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( 13.05.2010 )
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La 100 km Rimini Extreme è, assieme, ultra di severo impegno e viaggio di straordinario fascino
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Top level
Podismo
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Devo fare ammenda alla 100 km Rimini Extreme: la fatica, gli impegni subentranti, l’estate, le vacanze, il ruolino di marcia su una serie di altre priorità mi hanno impedito di dedicare il tempo che avrei voluto prendermi per scrivere di questa bella gara cui ho partecipato con personale .....
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Devo fare ammenda alla 100 km Rimini Extreme: la fatica, gli impegni subentranti, l’estate, le vacanze, il ruolino di marcia su una serie di altre priorità mi hanno impedito di dedicare il tempo che avrei voluto prendermi per scrivere di questa bella gara cui ho partecipato con personale soddisfazione, dandole tutta l’attenzione e lo spazio che meritava. Posponendo e posponendo, di ritardo in ritardo, siamo arrivati sino ad oggi… Di questo mi rammarico, sentendomi anche un po’ in colpa per l'involontaria trascuratezza.
In questo momento, in verità, sempre seguendo la scaletta delle priorità, dovrei scrivere della 100 km degli Etruschi cui ho partecipato la scorsa settimana, ma – conoscendomi – so che rimarrò paralizzato in questo intendimento se prima non pago il mio debito di riconoscenza agli organizzatori della 100 km di Rimini. Voglio, dunque, porre rimedio alla mia negligenza, scrivendo – anche se non più a caldo – le mie impressioni. Certo non sarà la stessa cosa: ma è pur sempre qualcosa. Spero che Gionni Schiaratura, Domenico Pracucci e tutti coloro che hanno collaborato alla piena riuscita della manifestazione vorranno perdonarmi del “colpevole” ritardo. In ogni caso, spero sinceramente che le mie modeste considerazioni possano valere come attivatore della curiosità da parte di tutti quelli che, non avendola ancora sperimentata, volessero partecipare alla prossima edizione (in calendario per il 26-27 luglio 2008).
In questo mio commento, non parlerò – ovviamente - dei primi classificati uomini e donne, né tanto meno della classifica della staffetta a squadre che pure ha coperto la distanza dei 100 km in cinque frazioni lievemente diseguali o dei risultati della I edizione della Golden marathon. A questo ci hanno pensato i comunicati stampa prodotti tempestivamente dal Golden Club, ai quali si rimanda.
Parlerò piuttosto delle mie impressioni generali, aggiungendo anche alcuni elementi scaturenti da conversazioni e scambi mail con altri componenti dello staff Iuta (Italian Ultramarathon and Trail Association) che hanno avuto modo di partecipare all’evento.
Innanzitutto, è necessario un commento sull’aggettivazione “Extreme” che connota la denominazione della gara. Estrema lo è stata per davvero sia sotto il profilo del dislivello altimetrico positivo da superare (con il punto più alto a 988 metri sul livello del mare) ed uno complessivo di 2689 metri (dunque, un po’ più impegnativo della 100 del Passatore), sia per le condizioni climatiche. Il caldo è stato un arduo cimento con cui confrontarsi ( che si è aggiunto alla fatica della distanza); per limitarne l’impatto, a poco è valso far partire la gara alle 24.00: sono stati soltanto i primi a usufruire del fresco relativo alle prime luci del giorno quando si sono trovati a percorrere la valle inaridita del fiume Marecchia lungo la quale si dipanavano gli ultimi 20 km di gara in un percorso “razionale” che avrebbe portato i podisti direttamente alle spalle della nuova darsena di San Giuliano dov’era ubicato l’arrivo (per non creare disturbo alla viabilità cittadina). La scarsità di precipitazioni nei mesi precedenti, infatti, aveva letteralmente prosciugato il fiume e inaridito la valle circostante (che un parco naturalistico) rendendola asciutta, polverosa e con la vegetazione stenta ed ingiallita. Se non fosse stato per il Campo da golf (accanto al quale si transitava attorno all’86° km), che – con i suoi prati verdeggianti, anche loro tuttavia intaccati dal seccume – appariva ai podisti, affaticati e storditi in cammino lungo la strada bianca polverosa, come un oasi nel deserto (riservata però solo a pochi), lo sconforto di questa traversata sarebbe stato davvero totale e difficile da tollerare, malgrado i posti di ristoro puntualmente presidiati (e non è un caso che i ritirati siano usciti di gara proprio tra l’80° e l’85° km).
Sono questi i motivi che hanno reso la 100 km di Rimini “estrema” nei fatti e non soltanto nelle parole, come - a fine corsa - hanno sottolineato orgogliosamente Domenico e Gionni: indubbiamente, le caratteristiche estreme ne costituiscono un punto di merito, anche se, per alcuni anni, porranno dei “limiti” allo sviluppo della manifestazione, che – con un simile dislivello altimetrico – è destinata a rimanere una 100 km poco tecnica e tale da non soddisfare in pieno le vigenti indicazioni e raccomandazioni della Iau attuali che pongono dei limiti percentuali al dislivello altimetrico complessivo sull’intero tracciato di un’ultra su strada. Tale limite “tecnico”, tuttavia, non intacca per nulla il suo fascino e le sue potenzialità di sviluppo: se gli organizzatori sono disposti ad affrontare un percorso di crescita “a perdere” di alcuni anni, sino a farla diventare una “classica” potranno riuscire ad aggirare l’ostacolo del forte dislivello altimetrico, rendendolo “accettabile” in deroga ai parametri ritenuti auspicabili dalla Iau sino a quando sarà in vigore l’attuale regolamentazione, perché a questo punto potrebbero entrare in ballo – come è, di fatto, per la 100 km del Passatore – altri criteri di valutazione. L’alta temperatura, invece, ha fatto parte del gioco – e ne farà parte in future edizioni - essendo direttamente correlata al periodo dell’anno in cui l’evento podistico è collocato: è nel conto che, a fine luglio, possa esserci molto caldo. Il caldo eccessivo, d’altra parte, è un ulteriore elemento che rende la gara unica ed ardua, facendone – come giustamente ci dice la sua etichetta - una sfida “estrema”, anche se al costo di penalizzare la qualità tecnica dei risultati. Forse, proprio per evitare l’impatto eccessivo del caldo, potrebbe valer la pena - per una prossima edizione – di provare ad anticipare l’orario di partenza, in modo da far sì che i primi podisti in transito conducano l’ultima parte della gara in condizioni relativamente più accettabili. Quest’anno, gli organizzatori sono stati dissuasi dal praticare questa soluzione (l’anticipazione della partenza) sulla base del semplice – e comprensibile - ragionamento di poter aver meglio il controllo del transito degli atleti lungo la valle del Marecchia nelle ore di luce, viste le difficoltà di accesso con eventuali mezzi di soccorso sulla strada bianca all’interno del parco naturale. Infatti, soprattutto durante le ore notturne i mezzi di soccorso avrebbero avuto delle difficoltà di accesso, in questo ultimo segmento del percorso, come anche i podisti di testa avrebbero avuto scarsissima visibilità, vista la totale mancanza di mezzi illuminazione artificiale. Per tutti questi motivi, gli organizzatori hanno preferito che il loro transito dall’80° km in avanti avvenisse in concomitanza dell’arrivo dell’alba e la prima luce del giorno.
La qualità organizzativa dell’evento è stata davvero ineccepibile, sia nel pre-gara, sia durante, sia a conclusione. Da parte del team Golden Club e collaboratori a diverso titolo implicati, in ogni momento della manifestazione, s’è riscontrata la massima attenzione alle esigenze dei podisti, con allestimento d'una ristorazione prima della partenza (il cui piatto forte è stato una graditissima pasta fredda a "insalata") e, poi, a fine gara. I posti di ristoro sono stati efficienti e bene attrezzati; laddove non è stato più possibile presidiarli – visto l’eccessivo diradarsi dei passaggi – gli organizzatori hanno fatto ricorso ad un’assistenza mobile “uomo a uomo” efficace, confortevole e personalizzata. Gli ultimi della “carovana”, lungo il loro transito nella valle del Marecchia, sono stati accompagnati da alcuni ciclisti, tenuto conto che il transito agli autoveicoli è vietato per tutta la lunghezza della strada bianca.
Accanto ai pregi ci sono stati anche alcuni elementi di criticità. Uno è stato dato – a detta di alcuni – dall’ubicazione della partenza che è stata data in corrispondenza dell’Arco Romano, sicché i partecipanti hanno dovuto spostarsi a piedi dalla Nuova Darsena dov’era il centro logistico della manifestazione con l’anticipazione di una “sgambata”/camminata pre-gara di circa tre chilometri (motivo per cui, ad essere esatti, il cumulo complessivo dei chilometri percorsi nell’intera manifestazione è stato superiore ai 100 km oggetto del cronometraggio. Tale scelta, essenzialmente logistica, è stata presa per evitare il transito dei podisti già in gara lungo strade cittadine che, all’orario di partenza, erano molto trafficate a causa della “febbre” del sabato sera.
Il supporto ai podisti di coda è stato capillare sin dai primi chilometri sino al traguardo finale. Molti (soprattutto i runner in testa alla corsa e quelli con un’andatura “media”), invece, hanno segnalato l’inconveniente di un’imperfetta assistenza durante le fasi iniziali della gara, quando ancora bisognava superare – in condizioni di visibilità scarse per via del buio – numerosi incroci e punti di svincolo non ben presidiati (e, tra l'altro, al buio e con poca illuminazione, può sempre sfuggire qualcosa...). Sono stati diversi i casi segnalati di podisti che, in mancanza sia di indicazioni visibili sia di supporto adeguato, hanno smarrito la corretta direzione.
Di fronte ad un simile inconveniente, una possibile soluzione per la crescita di questa ed altre ultramaratone su strada (e in linea) potrebbe essere quella di introdurre in modo stabile la figura dell'"assistente-ciclomontato" - In considerazione del numero modesto di partecipanti alla 100 km (e anche in future edizioni i numeri cresceranno lentamente) e dell’anti-economicità di un presidio costante della parte iniziale del tracciato di gara, la soluzione più praticabile a quest’inconveniente potrebbe essere quella di assicurare a ciascun podista l’assistenza personalizzata d’un ciclista. In terra di Romagna, dove il ciclismo sportivo ha una larga base amatoriale, questa soluzione potrebbe essere praticabile, possedendo - d’altra parte - dei precedenti importanti, sia all’estero (in molte ultramaratone francesi è previsto che i podisti possano usufruire dell’assistenza esterna da parte di un ciclista, anche lui portatore di specifico pettorale) sia in Italia: basti pensare alla sperimentazione portata avanti in alcune passate edizioni del Passatore in cui, ai primi 100 podisti transitati, veniva garantito il supporto di un ciclista dal Passo della Colla sino al traguardo finale, oppure alla recente – positiva – esperienza sviluppata dal Violetta Club in occasione della IV edizione della “Corsa dei due mari” (lo scorso 4 novembre, a Catanzaro, su di una distanza di 55 km, dal Tirreno allo Ionio) in cui ciascun podista ha usufruito – dall’inizio alla fine – della puntuale assistenza da parte d'un ciclista. Per una prossima edizione della 100 km Rimini Extreme, una simile soluzione migliorerebbe di molto lo standard di qualità di questo parametro con un onere organizzativo relativamente modesto (sicuramente più praticabile del “classico” presidio fisso a ciascun incrocio). l'adozione di una simile soluzione in molte altre ultra avrebbe il pregio di creare sinergie positive, stimolando la partecipazione attiva dei praticanti del ciclismo che spesso - approfittando della parziale chiusura al traffico del tracciato di gara - affollano la strada con non pochi inconvenienti per la sicurezza dei runner. Nello stesso tempo, garantendo delle forme d'assistenza personalizzate, a tutti i podisti di testa e, magari, su richiesta, anche a quelli pù lenti, si potrebbe disincentivare il fastidioso fenomeno delle auto al seguito e promuovere una più rigorosa applicazione dei regolamenti di gara.
La 100 km Rimini Extreme la si può considerare una vera e propria “avventura” podistica e un viaggio fascinoso che conduce i viandanti/podisti attraverso un territorio denso di memorie storiche e, fondamentalmente, selvatico, poco toccato dalla dilagante cultura della globalizzazione. Solo per questo aspetto vale la pena di sperimentarla: si viaggia immersi in territori poco densamente popolati, tra campagne collinari, che si perdono a vista d’occhio, intercalate da aspri profili montani – vere e proprie rocche che si ergono alte rispetto al panorama circostante più dolce. Il percorso della 100 km con un andamento curvilineo conduce i podisti ad attraversare parte del territorio della Romagna confinante con le Marche e la parte settentrionale del territorio marchigiano (il Montefeltro che assieme alla vicino Urbino costituiva in tempi storici un granducato potente in perenne contrasto con i domini dei Malatesta, di cui alcuni rinomati per la loro crudeltà e ferocia).
Il percorso ricco di bellezze naturalistiche conduce, dunque i podisti , a transitare nei pressi di numerose fortificazioni, castelli e rocche fortificate. La prima che ci si lascia alle spalle appena 100 metri prima del punto di partenza è la Rocca malatestiana di Rimini, ma poi seguono Montescudo (al 20° km), Rocca Monte Cerinione (al 38° km), le fortificazioni di San Marino (che – come già detto – si possono intravedere soltanto nella distanza), la Rocca San Leo (al 60° km), molto suggestiva ed imponente soprattutto se osservata di notte (rinomata per non essere mai stata espugnata e per essere stata la prigione dell’alchimista Cagliostro e ancora oltre, immettendosi nella valle del Marecchia si possono osservare la rocca di Verrucchio (all’incirca all’80° km, sulla destra) e molto più distante di nuovo la rocca di San Marino, in vista della quale si era già transitati nella prima parte del circuito senza però poterla ammirare pienamente a causa dell’oscurità, mentre sul versante sinistro della valle si stagliano i resti dei bastioni e delle difese di Torriana con le sue tre torri dirute e, un po’ più arretrata, la cittadina fortificata di Montabello.
La Madonna di Saiano ed i suoi miracoli - Poco prima, sempre sulla destra, si ha modo di osservare stagliata proprio in prossimità del letto del fiume la madonna di Saiano, una statua di marmo bianco eretta su di un bastione fortificato in rovina, costruito su uno sperone roccioso proprio al centro del letto del fiume. Nei pressi della statua che, isolata sullo sperone di roccia, guarda verso lo sbocco del fiume al mare, si erge il santuario costituito da una chiesa che, costruita sui resti di un antico tempio pagano e dotata, al suo interno, di tre altari, fu soggetta ad una ricostruzione probabilmente tra il XV e il XVI sec. Presso la chiesa, oggi dedicata alla Beata Vergine del Carmine, sorge una torre cilindrica, anch’essa sicuramente molto antica. Dal santuario proviene una lastra in pietra - forse parte d’una recinzione preesistente – nella quale si osserva l’incisione, scolpita in bassorilievo, d’una croce che è certamente d’epoca alto-medievale. Il santuario è attualmente custodito da alcuni frati francescani dell'ordine del Cuore Immacolato di Maria, provenienti dalla Colombia, tutti di giovane età (tra i 18 e i 35 anni) e giunti in Italia per svolgere la loro missione. La Madonna di Saiano, la cui statua in gesso risale al XV secolo, è considerata patrona di questi luoghi e oggetto di pratiche devozionali, tra cui anche quelle finalizzate ad ottenere l’arrivo della pioggia e l’interruzione della siccità: in tempi antichi infatti era consuetudine intraprendere pellegrinaggi collettivi alla volta del Santuario perchè la Madonna di Saiano intercedesse per la fine della siccità; ve n’era uno in particolare che, in forma di processione, veniva celebrato annualmente il 15 di Agosto, cui partecipavano le donne gravide per chiedere alla Madonna un felice esito della propria gravidanza.
Considerando la particolare venerazione di cui è oggetto questa Madonna di Saiano si potrebbe quasi dire che la 100 km sia stata una versione moderna dell’antico pellegrinaggio per invocare la pioggia, una danza propiziatoria… Questo ci siamo detti chiacchierando scherzosamente con Domenico Pracucci, al termine della gara. Curiosamente – manco a farlo apposta – nel tardo pomeriggio di domenica, il cielo s’è andato rannuvolando, mentre dietro la coltre delle nubi si sentiva brontolare il tuono. Nella serata qualche rada goccia di pioggia ha cominciato a cadere: ancora poco, in verità, per sanare i guasti della prolungata siccità e per ridare colore alla vegetazione ingiallita e disseccata da un velo di polvere bianca. Tuttavia, il giorno successivo, dopo questo inizio così stentato, s’è finalmente scatenato un vero temporale, seguito da una pioggia copiosa che è servita indubbiamente ad attenuare gli effetti della siccità. Quando già ero in viaggio per fare ritorno a casa, nel tardo pomeriggio di lunedì, ho ricevuto un messaggino da parte di Domenico Pracucci: “Il pellegrinaggio ha funzionato! Dopo mesi ha iniziato a piovere proprio in questo momento!!! La Madonna di Saiano ha funzionato…”
E, prima di concludere, un po’ di dati…
Alla prima edizione (sperimentale) hanno partecipato una quarantina di podisti (partenti) ed erano anche iscritte 12 squadre per la gara a staffetta (12 X 5 frazioni= 60 concorrenti), con un livello performativo dei partenti medio-alto, tanto che l’ultimo classificato aveva chiuso in meno di 16 ore ed il penultimo sotto le 15.In questa seconda edizione, gli iscritti alla manifestazione (che includeva anche la I edizione della Golden Marathon Extreme”, con traguardo ubicato davanti al ristorante “Il Gabbiano” subito dopo Monte Cerignone (al 40° km) sono stati 143, dei quali i parenti effettivi sono stati 90 (per maratona e 100 km individuale) e 30 per la 100 km a squadre (per un totale di 6 squadre costituite, ciascuna, da 5 frazionisti). La partecipazione nella 100 km a squadre è stata inferiore al previsto (anche rispetto alla precedente edizione-pilota e al disotto delle attese degli organizzatori, visto che le Associazioni podistiche di Rimini e dintorni sono davvero tante. Indubbiamente il caldo, l'estate, la voglia di pigrizia hanno fatto la loro parte. 23 sono stati i podisti non partiti a causa del mancato ritiro del pettorale o perché non in regola con le normative Fidal vigenti (per mancata presentazione o del tesserino societario in regola per il 2007 o del certificato di idoneità).
I podisti che si sono classificati al traguardo dei 100 km sono stati 42 (con quattro ritirati tra l’80° e l’85° km.27 sono stati i podisti che si sono classificati al traguardo finale della distanza di maratona.
In ogni caso, la 100 km Rimini Estreme, assieme ai due eventi podistici satellite, ha le qualità e le caratteristiche (con il supporto di una società organizzatrice – il Golden Club – che possiede un’articolata esperienza organizzativa di gare podistiche su diverse distanze) per crescere ancora e, soprattutto, per diventare un evento sportivo che, a somiglianza di quanto è accaduto per la 100 km del Passatore, sia capace di attivare una sorta di disfida regionale tra podisti romagnoli e marchigiani o anche una sorta di “orgoglio” regionalistico che spinga sempre più podisti a partecipare per poter poi dire “Alla gara di Rimini, io c’ero”. Quindi, auspicabilmente, per una crescita dei numeri (dei partecipanti) proprio su questo aspetto occorrerebbe lavorare, in modo da radicare la gara podistica sempre più nel suo territorio, più che sperare in un crescita che dipenda soltanto dall'apporto di podisti che vengono da altre regioni d’Italia. Per il raggiungimento di questo obiettivo e per il miglioramento di questo neo-nato “golden event" agli organizzatori le qualità di entusiasmo, disponibilità, spirto di servizio e le risorse umane su cui contare non mancano di certo…
Scritto da Maurizio Crispi
venerdì 16 novembre 2007
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