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( 31.05.2010 )
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( 23.05.2010 )
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( 18.05.2010 )
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( 17.05.2010 )
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( 14.05.2010 )
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( 13.05.2010 )
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Rimini Extreme 113 Km di Marco Mazzi
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Top level
Varie
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Author: A.M.
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Publishing date: 03.08.2009 09:11
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Sì nel titolo c´è un errore, ma non è dovuto alla mia volontà, ma al gesto sciagurato di un idiota che ha tolto i cartelli segnaletici ad un bivio. Ma andiamo per ordine. Dopo la disastrosa esperienza alla 9 Colli Running, in cui tutto quel giorno è andato per il verso sbagliato, e arrivato al Barbotto ...
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Sì nel titolo c´è un errore, ma non è dovuto alla mia volontà, ma al gesto sciagurato di un idiota che ha tolto i cartelli segnaletici ad un bivio. Ma andiamo per ordine. Dopo la disastrosa esperienza alla 9 Colli Running, in cui tutto quel giorno è andato per il verso sbagliato, e arrivato al Barbotto in condizioni pietose e con una grave crisi di stomaco in corso ho dovuto per forza di cose ritirarmi, nei giorni successivi ho provato un sentimento di odio nei confronti della corsa: non riuscivo proprio ad infilarmi le scarpette e a correre e ciò si è protratto per un lungo mese. In quel mese ho avuto molto tempo per pensare che forse la corsa per così dire agonistica non era cosa per me, sarebbe stato meglio ritornare a vivere la corsa come un modo per rimanere in forma e nulla di più. In fondo è da poco che frequento questo mondo, ho corso la mia prima maratona solo due anni fa. Ma intanto si avvicinava la data della Rimini Extreme, gara a cui mi ero iscritto già da parecchi mesi prima e perciò, avendo davanti ancora un bel mese, decido che è ora di darsi una mossa. Lascio perdere tabelle, cardio, cronografi e quant´altro, e decido di andare solo a sensazione; inizia così il mio personale allenamento, il solito giro di 15 Km tutti i giorni, cosicché a volte mi escono dei progressivi, delle altre volte dei lenti, a volte (poche però) dei veloci, o, come nell´ultima settimana prima della gara, dato il gran caldo e l´umidità, escono dei lentissimi. Arriva il giorno della gara, ho ancora molte incertezze, l´unica certezza è che quel sentimento di odio verso la corsa non è più in me. Alle 21.00 sono alla Darsena al punto di ritrovo, vedo tante facce note e meno note, vedo tanti reduci dalla 9 Colli, anzi mi sa che, a parte i francesi, gli italiani siano tutti presenti, c´è perfino il padre padrone della 9 Colli ossia Mario Castagnoli, che saluto e con il quale scambio due parole. Sono accompagnato da moglie e bimbi e questo mi rende sereno e felice, sono tra gli ultimi ad infilarmi nel vialetto verso la partenza, ne approfitto per restare il più tempo possibile con loro per un ultimo saluto; ci diamo appuntamento per l´indomani mattina lì alla Darsena per il mio arrivo che pronostico in modo molto ottimistico intorno alle 11 ore. Ora ci aspetta una bella camminata che ci porterà all´Arco d´Augusto, punto di partenza vero e proprio. Vi giungiamo pochi minuti prima delle 22.00. Finalmente si parte, avverto fin dai primi metri una strana serenità, mi sembra cosi irrealistico questo effetto, credo che ciò sia dovuto al fatto che sento la presenza dei miei cari: mai come in questo momento li ho sentiti così vicini in una corsa, e soprattutto perché l´indomani saranno lì ad attendere il mio arrivo, già mi viene la pelle d´oca a pensarci. I primi km sono pianeggianti,il traffico automobilistico è notevole, subiamo i soliti strombazzamenti di automobilisti indispettiti. Inizia la salita e qui ho i primi segnali lusinghieri di ciò che il destino mi sta riservando. Al contrario di quello che immaginavo la salita si è lunghissima ma, a parte qualche tratto, non è quasi mai invadente e asfissiante, si lascia aggredire con docilità: da qui al 50° km saranno pochi i tratti in cui dovrò sostituire la corsa con la marcia. Mi sento benissimo, le gambe e la testa sono in perfetta simbiosi, ma c´è una terza componente: l’io che prova a fare il bastian contrario, mi dico che tanto è solo un fuoco di paglia, questo prima o dopo svanirà lasciando tanti Km ancora da affrontare e soprattutto molta sofferenza. Ma gambe e testa mi stanno dando chiari segnali positivi, no stavolta sei tu che sei pessimista devi avere solo fiducia. Arriva il primo scollinamento, mi affianca un finisher della 9 Colli, facciamo insieme qualche centinaio di metri, poi lui se ne va come il vento, io non provo neanche minimamente a cambiare il ritmo, sto troppo bene,non voglio rovinare nulla con degli inutili strappi; la mia tattica è la regolarità, che penso che in una gara così lunga sia la strategia migliore. Sono passate 3 ore dalla partenza e mi trovo al 30 Km, gambe e testa sono sempre in perfetta sintonia. Ormai sono parecchi km che viaggio con un trio sempre lì a tiro di cui fa parte un altro reduce della 9 Colli, ma questo non lo conosco proprio, me lo ricordo solo per il fatto che ha un teschio lucido e porta la stessa maglietta. Mi trovo in un tratto duro e qui, al contrario loro, inizio a camminare in modo sostenuto e noto tre aspetti fondamentali: primo, che guadagnano pochissimo terreno; secondo, che il mio battito rimane regolare e non accelera (ogni tanto faccio una decina di passi di corsa e recupero i pochi metri di vantaggio che mi avevano preso); terzo aspetto è che quando si arriva ai vari ristori loro praticamente si accasciano sulle sedie, mentre io mi armo di ciò che sarà il mio rituale di questa magica notte, ossia una fetta di pane e marmellata ed un bicchiere di coca ghiacciata, e riprendo camminando per il tempo necessario per espletare il rito, per ripartire di corsa. Arrivo cosi al 35 km; troviamo un gruppetto che in un tratto duro sta correndo, io adotto la mia strategia, cammino in modo sostenuto, tra loro c´è un tizio che mi colpisce in modo particolare perché vedo che fa il gesto di correre ma praticamente non produce movimento, nel giro di poco gli sono sotto, lo affianco e lo supero facilmente, credo che ciò lo abbia stroncato in quanto dopo pochi passi non sento più il rumore delle sue scarpe battere sull´asfalto, dentro di me gli dico: “ Ghet Capi, come la funzia?” Arriviamo al traguardo delle maratona, sono freschissimo ed ancora più sereno di quando sono partito, perché inizio a rendermi conto che sta andando tutto benissimo, non ho mai avuto nessun piccolo cedimento, un minimo principio di crampi, niente di niente,ormai anche la parte negativa di me se ne è andata verso altri lidi. Al ristoro cerco gli oggetti per il mio rituale, quando mi sento battere sulla spalla, mi giro e vedo che è Andrea, un altro finisher della 9 Colli, ma non uno qualunque, è uno di quelli di alto rango, ma questa notte non è qui per se stesso ma per un fine molto più elevato e nobile da parte sua, sta guidando Cristian verso il suo sogno. Nel trovarmelo davanti rimango inebetito che quasi non riesco neanche a salutarlo, mi presenta Cristian, gli faccio i miei complimenti, e sono onorato di aver potuto stringere la mano ad un ragazzo cosi determinato. Consumo il mio rituale e riparto ancora più sereno e convinto nei miei mezzi. Prima di ripartire vedo che il trio che stava con me fino a quel momento è accasciato sulle sedie, segno che forse hanno qualche problema. Ora c´è un po’ di falsopiano, poi riprende la salita, davanti non vedo nessuno, mi giro indietro ed anche lì vedo che non c´è anima viva, sono completamente solo, anche automobili non se ne incrociano più, ma questo accadeva già da diverso tempo. Mi sento il padrone incontrastato di questa notte magica, alzo lo sguardo al cielo e per la prima volta noto una magnifica notte stellata, ripenso, come già mi era capitato in precedenza, ad Andrea e Cristian e al loro progetto ed a ciò che si auspicavano e cioè una magnifica notte stellata: idealmente mi rivolgo a loro e dico che mai desiderio fu più esaudito di questo, sembra che tutte le stelle si siano radunate sopra di noi in modo da illuminarci la strada con il loro splendore. Altrettanto idealmente, faccio loro ancora un grande “in bocca al lupo”; in modo altrettanto ideale, guardando questo cielo meravigliosamente stellato, ripenso ai miei cari e li sento ancora più vicino di quanto non lo siano, forse è questa magnifica sensazione che mi rende immune alla fatica: arrivo al 46° km e ancora sono in perfette condizioni fisiche, mi preparo per il mio solito rituale, la ragazza del ristoro si annota il numero di pettorale e mi chiede: “Come va?” Io, in modo deciso, le rispondo: “Mai stato meglio in vita mia!” Al che, un corvo, sentendomi così determinato, si desta dal suo torpore ed infastidito da questa mia risposta viene a depositarsi sulla mia spalla: infatti, appena riparto, mi scoppia un bubbone sotto il piede procurandomi un dolore talmente acuto che vedo accendersi in cielo ulteriori stelle, provo a correre ma è pressoché impossibile, allora decido di camminare per un po’ in modo che passi, tanto questi sono dolori passeggeri, e nel giro di qualche minuto non sento più niente ed inizio di nuovo a correre. Sempre da solo arrivo al cartello del 50Km che equivale al giro di boa, al punto di non ritorno, in modo talmente naturale mi esce un urlo di gioia,sembro lo Yeti che si sta risvegliando, davanti a me in lontananza vedo la luce di un frontalino che disegna dei vortici luminosi in cielo, credo di aver spaventato il runner là davanti e mi dico forse ho esagerato un pochino. Prima dello scollinamento lo raggiungo e poi, in discesa, continuo la mia azione decisa e regolare come sempre; lui si stacca subito, arrivo al ristoro dei circa 55 Km, è in discesa, non vorrei fermarmi per non spezzare questo ritmo, ma mi fermo lo stesso, c´è il rituale da fare. Come riparto, non so come mai, mi balena in testa l´idea che avrei potuto chiedere le indicazioni per il tragitto, non capisco perché mi sia venuta questa strana idea visto che non lo avevo mai fatto fino ad ora, sono quasi tentato di tornare indietro per farlo, ma non lo faccio: questo era il presentimento, era il destino che mi stava ancora una volta aiutando e mi diceva di stare attento ed io non l´ho ascoltato. Scendo un po’ e vedo un altro podista fermo proprio dentro l´aiuola spartitraffico del famigerato bivio a destra, lui è li che aspetta qualcuno per sapere dove andare, io gli dico che non ci sono cartelli: cosa facciamo, andiamo dritto, scendo ancora con il mio ritmo, vedo che anche lui in lontananza mi sta seguendo ed allora mi metto tranquillo e vado. Passano i km, ma noto che è dal cartello dei 50 km che non ve ne sono più, ormai avrei dovuto trovare anche quello del 60°, mi dico non ci siamo, a malincuore mi devo fermare e ritornare sui miei passi; decido di tornare indietro, risalgo per circa 1 km e mi viene incontro una luce, è il podista di prima, ci fermiamo e ci consultiamo, anche lui è la prima volta che fa questa corsa. Bene, siamo in una botte di m...., mi lascio convincere da lui e riscendiamo ancora, arriviamo al punto dove mi sono fermato prima e gli dico: “Ascolta, io non me la sento di andare avanti in questo modo”, controllo il satellitare per la prima volta e segna 59 Km, non ci siamo, giro i tacchi e mestamente me ne torno su, lui inebetito viene su con me, sarà la nostra salvezza, ma soprattutto la sua perché, già da come parlava, si capiva che era ormai in balia degli spiriti della notte, non so cosa avrebbe fatto su quella strada da solo e senza assistenza. Strada facendo recuperiamo un altro disperso, anche lui è un finisher della 9 Colli, anche lui, nonostante avesse già corso la Rimini Extreme, è riuscito a perdersi, arriviamo al famigerato bivio ed ora, ai piedi di un segnale, c´è un unico cartello di svolta, cartello che prima non c´era, segno evidente che qualche buon´anima nel frattempo aveva riposizionato, rimediando al gesto sciagurato di un idiota, incurante della gravità del gesto, non si tratta di uno scherzo, in caso di emergenza puo’ tramutarsi in una tragedia irrimediabile, ma questo un idiota non può capirlo. Sono sicuro che in precedenza non ci fosse perché, proprio in quel punto, il mio compagno di sventura mi ha fermato per chiedere informazioni e lui era fermo proprio li. Il finisher se ne va a ritmo impressionante, sembra che voglia recuperare tutto il tempo perduto, io mi giro verso il compagno, gli faccio un “in bocca al lupo” e me ne riparto con il mio passo. Per fortuna ora c´è una lunga discesa, la rocca di San Leo offre uno spettacolo talmente maestoso che mi fa mozzare il fiato in gola e mi distrae dalla disavventura appena trascorsa. Al 60 km controllo il gps e desolatamente leggo 73 Km, sono alquanto disperato ma allo stesso tempo ancora più motivato, sono sempre fresco, la mia azione è sempre regolare, raggiungo e supero svariati podisti, questo fatto mi galvanizza, prima della fine della discesa raggiungo il finisher che se ne era andato come un fulmine, percorreremo insieme anche l´ultima salita ed arriviamo insieme al ristoro prima dell´ingresso della ciclabile. Ormai anche l´alba se ne è andata, mi prendo una lattina di birra ghiacciata ed al passo raggiungiamo la pista ciclabile, parliamo di ciò che sarebbe potuto essere e mi dice che avremmo fatto un tempone; io, guardando la segnalazione di svolta a sinistra di 180° verso la pista ciclabile che consiste in un adesivo incollato su un palo con una freccia, gli rispondo che se fossimo capitati qui con il buio avremmo tirato dritto sbagliando anche qui e ingurgito di brutto la birra, anche perché, più che una ciclabile, mi sembra un viottolo di campagna. Lui riprende la sua corsa, io continuo a camminare e mi gusto la mia birra ghiacciata; nel frattempo, scambio quattro parole con un podista che avevamo raggiunto poco prima, anche lui un reduce della 9 Colli, è in difficoltà e lo si vede benissimo, finisco la birra, lo saluto, riprendo a correre e raggiungo il finisher: lui inizia a camminare, io me ne vado. Corro sempre con un occhio verso il gps che è li ad indicarmi quanto avrebbe potuto mancarmi e, con tutte le banane che mi ritrovo ancora in corpo, mi dico che se fossi stato qui quando avrei meritato di esserci, con il fresco del mattino, sai come avrei bastonato questa ciclabile che ormai invece si trova sotto un sole cocente: altro che tempone, qui avrei fatto un massacro, invece sono lì a farmi sopraffare dai se e dai ma; quando il mio gps mi dice 93 km, penso di fare una volata fino ai 100, vedendo cosa esce, fregandomene dei se e dei ma e cosi riprendo in mano la situazione ed inizia la mia rincorsa. Ora davanti a me trovo altri due podisti: uno è il finisher che mi aveva affiancato nei primi 20 km e che dopo se ne era andato come il vento, facciamo una sorta di elastico, fino al 100° km controllo e mi esce un bel 10h22´, ora devo però recuperare gli ultimi 13 km, il primo passa, ma poi inizio per la prima volta a non essere più padrone di me stesso, subisco il percorso, non riesco più a dominare. I miei due nuovi compagni se ne vanno e letteralmente spariscono dalla mia visuale, per altri 4 km sarà più il tempo che cammino che non quello che corro, mille pensieri mi affiorano nella mente, quel 10h22’ è li che mi martella la testa, perché sicuramente, aggiungendo ancora se e ma, avrei rosicchiato ancora qualche minuto, mi dico che sarebbe stato l´accredito per poter partecipare alla Spartathlon, ma torno immediatamente con i piedi per terra e mi dico che quello sarebbe stato solo il diritto per partecipare ed andare ad Atene, arrivare a Sparta con le proprie gambe è un´altra faccenda…, non è questa la corsa che ti dice se puoi farcela, non è quella manciata di minuti sotto le 10h30’, là si parla di ben altro, la voce della razionalità mi dice che se voglio arrivare a Sparta prima devo arrivare a Cesanatico con le mie gambe, non come due mesi fa che ci sono arrivato in bus, pirla! Abbasso la cresta e torno immediatamente in me, nella mia sorta di strana serenità che mi ha accompagnato in tutta questa lunga cavalcata, riagguanto i due podisti incontrati precedentemente, arriviamo al terz´ultimo ristoro insieme, loro si accasciano sulle sedie, guardo uno dritto negli occhi e vedo molta sofferenza, stranamente io sono ancora quello della partenza, mancano 8 km all´arrivo, riparto immediatamente con il mio ritmo regolare. Prima della fine della ciclabile mi giro indietro e mi assicuro di non avere nessuno alle costole, voglio arrivare da solo come da solo ho corso tutta la notte, inizio ad immaginare e a prepararmi per provare quella che io definisco una violenta emozione, sono sul viale che porta alla Darsena, l´emozione è già alle stelle, ho la pelle d´oca ed inevitabilmente arriva qualche lacrima, passo davanti all´albergo in cui siamo alloggiati, poi finalmente arrivo sul tappeto verde che conduce all´arrivo. Mi corre incontro Martina, la mia bimba, urlando: “Papà, papà!”, arrivo al traguardo con lei in braccio, anche Maddalena e Niccolò, moglie e figlio, mi abbracciano, stiamo lì tutti insieme per non so quanto tempo; mai emozione è stata più grande! Termina cosi la mia 113 Km Rimini Extreme dopo 11h39´54", 34^ posizione. Sono solo un po’ più stanco di quando sono partito. Partito con mille incertezze, ma arrivato con mille certezze, è stata una notte magica in tutti i sensi. Ritorno con la mente a poco prima della partenza all´incontro con Castagnoli, ora ne sono certo l´anno prossimo sarà ancora 9 Colli. Sul traguardo ritrovo Andrea, ci abbracciamo, saluto e faccio i miei complimenti a Cristian. Un pensiero ed un ringraziamento va, nonostante tutto, a quell´idiota che ha tolto il cartello: se pensavi di darmi un dispiacere, beh, hai sbagliato, anzi ha avuto l´effetto contrario, perché senza il tuo gesto, sì, sarei arrivato con un mega tempo, ma sarei arrivato troppo presto e mi sarei perso quell´immensa gioia e quella violenta emozione che ho provato vedendo all´arrivo i miei cari.
"GUARDA OLTRE CIO´ CHE NON VEDI" - Marco Mazzi – Pett. 355
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Marco Mazzi con la splendida famiglia
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