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( 13.05.2010 )
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Commenti alla Rimini Marathon/4
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Top level
Maratona e altro running
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Author: kcc
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Publishing date: 03.05.2003 15:04
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E qualcosa si muove, tra le pagine chiare e le pagine scure della maratona italiana: il coraggio di Rimini, finalmente, ha regalato al Bel Paese quello che da anni predicavamo a voce e per iscritto, una maratona ufficiale in notturna. A Rimini 2003 abbiamo finalmente rivissuto l’esperienza di una delle piu’ belle...
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42 mai corse, quella antica di Norimberga, sanamente divisa tra paesaggio urbano e parchi fluviali, dove giro dopo giro l’oscurita’ prevaleva, non riuscivi piu’ a leggere il cronometro, ti regolavi a istinto. E nell’approccio al traguardo di Rimini, tra la Rocca, piazza Cavour e piazza Tre Martiri, molti hanno gustato un anticipo l’arrivo del Passatore.
Nonostante tutto, la scelta non e’ ancora persuasiva: poco piu’ di 160 arrivati nella maratona (di cui, a occhio e croce, la meta’ erano locali), anche con l’aggiunta dei mezzimaratoneti, non e’ una cifra di cui si possa andare orgogliosi, anche a una prima esperienza. L’orario e’ perfetto, la data no, collocando Rimini in un giorno, si’, vuoto di maratone, ma cinque giorni dopo Padova (meritatamente, un evento tra i piu’ attesi d’Italia), otto dopo il trittico Castelbolognese-Novi-Pisa, tre prima di Trieste.
Non ci si sta piu’, e se si vuol pescare oltre il solito popolo degli stakanovisti (quelli che avevano corso Padova e qui trascinavano gambe sempre piu’ pesanti solo per aggiungersi un numerino), occorre sfruttare i vuoti del calendario. Rilancio quanto mi è capitato di dire già durante la corsa (non sto mai zitto!), ma avevo gia’ suggerito agli amici di San Marino e altrove: giugno luglio e agosto sono mesi senza maratone urbane; posso forse capire che a luglio e agosto il movimento turistico sconsigli altre attivita’ (sebbene molte citta’ organizzino la propria corsa giusto nella festivita’ patronale), ma una data intorno alla meta’ di giugno, una “gara del solstizio” ad esempio, come fanno in Belgio, in Russia, in Norvegia e chissa’ in quante altre nazioni, credo che sarebbe benvenuta e affollata.
Perche’ Rimini ha tutti i numeri per crescere: se cominciamo col dire che e’ stata presa sottobraccio nientemeno che da Ivano Barbolini e il suo staff (dal “vice” Ermanno Martinelli, al gruppo di RadioBruno, fino ai paletti chilometrici), significa gia’ a priori che il primo requisito, la chiusura al traffico, era assoluta (con qualche sporadico intrufolamento solo nel finale); che la misurazione dei km era perfetta (sebbene non riesca a capire come ho fatto, al primo giro, a segnare un 4:39!). Del tutto “barboliniana” era la distribuzione all’arrivo di un sacchetto di generi alimentari, anziche’ i soliti tavolini presi d’assalto dai passanti. E in piu’ abbiamo goduto di docce calde (fin quasi alla fine…) e di una funzionale palestra spogliatoio, assaporando perfino il Barbolini dal volto umano: non cioe’ quello del 12 ottobre, tutto preso dai rapporti diplomatici coi big, ma quello del giro a tappe di meta’ luglio, quando con l’auto va incontro al plotone degli amatori incoraggiandoli uno per uno ed esortando a gran voce il pubblico all’incitamento. La frase “Bravi bravi spettatori – a applaudire gli amatori!” e’ sua, gliel’ho sentita pronunciare nei pressi dell’arrivo dei primi: l’Ivano da Carpi precedeva di poco i soliti africani in lotta, ma si preoccupava che la gente sorreggesse lo sforzo di noi doppiati.
E per completare il clima di famiglia che si respirava, ecco al traguardo le fotografie di Franz Michelacci in persona, e la voce di Michele Marescalchi, anche lui con una parolina per tutti. Siccome non abbiamo notato giornalisti patinati nei dintorni, ne’ membri di una certa Societa’ (santa voglia di vivere e dolce venere di rimmel… si diceva che avresti ripreso da qui, ma evidentemente labbra e piedi li hai spediti a un indirizzo nuovo), vedremo se Michele e Franz provvederanno a tutto il servizio, o se qualcuno non trovera’ di meglio che attingere a Podisti.Net.
Chi c’e’ stato, riferisce della squisitezza del pasta-party, offerto anche agli accompagnatori (magari pero’, abbuffarsi di sardine a poche ore dalla partenza non e’ una grande idea; avremmo gradito di piu’ una sobria cenetta nel dopocorsa, quando eravamo tutti autenticamente affamati); ottima la possibilita’ di ritirare pettorale e chip WT fino a pochi minuti dalla partenza; dignitoso il pacco gara (compresa un’esortazione alla “dolce vita delle colline riminesi”), consegnato al termine. Insomma, quello che serve c’era.
Sul percorso, confesso che nutrivo a priori grosse perplessita’: quattro giri urbani, oltre alla monotonia, offrono infinite possibilita’ di sbagli e soprattutto di tagli (in vari luoghi si incrociavano, o sfioravano, podisti che correvano in senso opposto). Invece, il transennamento abbondante e la massiccia presenza di sbandieratori hanno evitato guai grossi di tipo… toscano, tutt’al piu’ con qualche abbozzo di curva presa involontariamente in senso contrario e corretta dai richiami degli addetti; non sara’ male comunque mettere qualche freccia sull’asfalto, o chiarire meglio se bisogna stare a destra o a sinistra degli ‘ometti’ per terra (ammetto che a una certa rotonda ho detto anch’io due paroline non cortesissime a uno sbandieratore che si interessava di altre cose che segnalarci la direzione). Le cosiddette emergenze architettoniche le abbiamo viste tutte, salvo il Tempio Malatestiano soltanto sfiorato: bella la zona oltre il ponte di Tiberio, con fisarmoniche e orchestrine ad accompagnare serate danzanti, tra “E ho in mente te”, “Come together”, Palome e tanghi della gelosia, come al matrimonio della Gradisca nell’ultima scena di Amarcord.
Quanto alla fauna umana, lasciando ad altri il trattare di autentici campioni come Zenucchi (2.23: doppiato m’hai, ahi ahi…), permettetemi di citare per primo il quasi-leggendario Max Cortella, un pelo sotto le 2.50, diciannovesimo assoluto (con un grazie all’affascinante Marta per il tifo anche in mio favore), e dieci minuti davanti al bello della compagnia, Luca Zava. Naturalmente, si tratta di gente che aveva fatto Padova e chissa’ cosa prima, alcuni pure una gara al mattino: quasi mi vergogno a dire che la mia ultima maratona datava “solo” da dieci giorni.
Un grande sta diventando anche Luca Salardini (3.19, e il percorso non era facile, tra salitine, sterrati e pave’)… poi veniamo noi… Chi ci ha fatto le carte ci ha chiamato vincenti, ma un futuro invadente, fossimo stati un po’ piu’ giovani, l’avremmo distrutto con la fantasia: Renzo Pancaldi, un po’ dispiaciuto che la moglie non abbia potuto seguirlo in bici, e soprattutto di aver beccato due minuti… ma rischia di aver vinto la graduatoria M 60! E ben davanti al 3.57 di Massimo Faleo, che non segue molto i precetti del suo concittadino Colangelo, e infatti mi precede fino al km 32, poi sconta 8 minuti nell’ultimo giro.
Tra i govisti, il Principe e’ preceduto da Ancora (4.02 contro 4.05), e deve confessare la sua angoscia: vorrebbe autolimitarsi a 25 maratone l’anno, ma tutti gli organizzatori lo vogliono, come fare? Intanto, Frau Renate Cecchetto precede il marito Marco Grillo (4 ore giuste contro 4.07), e alla spicciolata ecco il nucleo duro: Balloni (“pratese sara’ lei!”) 4.08, 7 secondi davanti a Bucci (mica sempre e’ Montecarlo); poi Rizzitelli, provvisoriamente ‘vedovo’, in 4.14, Narcisi con 4.17; infine il popolo delle 4.30, con Tamburini che regola l’ing. Morisi e Roccella. Arrivano insieme, in 4.39, il segretario del Club Super Marathon, Tampieri, e al sgnor Guldoon; ma c’e’ ancora un quarto d’ora prima di veder sfrecciare Paolo Zanta, con gli ultimi, tutti sotto le 5 ore.
Abbiate fiducia, riminesi, nel 2004 vorremmo essere molti di piu’: dateci una mano che noi metteremo i piedi.
Fabio Marri
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