|
|
|
( 31.05.2010 )
|
|
|
|
( 31.05.2010 )
|
|
|
|
( 27.05.2010 )
|
|
|
|
( 23.05.2010 )
|
|
|
|
( 23.05.2010 )
|
|
|
|
( 18.05.2010 )
|
|
|
|
( 17.05.2010 )
|
|
|
|
( 17.05.2010 )
|
|
|
|
( 14.05.2010 )
|
|
|
|
( 13.05.2010 )
|

|
 |
“GUARDIAMO OLTRE A CIO’ CHE NON VEDIAMO”
|
|
|
Top level
Atletica
|
Author: A.M.
|
Publishing date: 03.08.2009 09:28
|
“GUARDIAMO OLTRE A CIO’ CHE NON VEDIAMO”
di Ilaria Fossati per OneMarathonForCapasso
Questa avventura è nata quasi per scherzo…quando, dopo i Mondiali del Belgio, il mio “maestro” di ultramaratone Stefano mi chiese di andare a Rimini a fine luglio…mah, pensavo ....
|
28/07/2009
25/26 lug '09 - 100 km Rimini Extreme e Rimini Golden Marathon
“GUARDIAMO OLTRE A CIO’ CHE NON VEDIAMO”
di Ilaria Fossati per OneMarathonForCapasso
Questa avventura è nata quasi per scherzo…quando, dopo i Mondiali del Belgio, il mio “maestro” di ultramaratone Stefano mi chiese di andare a Rimini a fine luglio…mah, pensavo, è il mio compleanno, sarebbe bello. L’idea era di seguirlo in bici sulla 100 per fargli assistenza, però la distanza intermedia della maratona mi stuzzicava: molto diversa dalla classiche maratone (quasi 1000mt di dislivello su e giù dai colli attorno a Rimini), poteva rientrare benissimo nel programma di potenziamento in salita…e poi l’idea di festeggiare il mio compleanno in gara sarebbe stato coerente con tutte le splendide emozioni che la corsa mi aveva regalato durante l’anno.
Un tributo, diciamo…glielo dovevo!
Ma la Rimini Extreme quest’anno è stata soprattutto un momento esemplare della purezza e della nobiltà del vero atleta: colui che va oltre al proprio limite. Colui che guarda oltre a ciò che non può vedere.
Vi parlo di Cristian Sighel, giovane atleta ipovedente, che ha affrontato una sfida incredibile: 100 km da solo, senza cordino. Guidato solo dalla voce provvidenziale di un amico e grande campione, in tutti i sensi, Andrea Accorsi.
Una vivace organizzazione ha permesso di realizzare questo progetto, ma l’eroe resta Cristian: quando corri nella notte, sei solo.
Il clima della gara è davvero amichevole, ormai noi pazzi delle ultramaratone ci conosciamo tutti, è bello scambiarsi ricordi emozioni e progetti in poche frasi convulse.
Prima della partenza, una sorpresa graditissima da parte dell’organizzazione: una torta di compleanno solo per me!! Non c’è tempo per commuoversi (ancora non sapevo che di lì a poche ore avrei pianto senza ritegno) e si parte….
La gara è dura, su strada, ma quasi subito inizia a salire. E’ completamente buio, ed io ho dimenticato la torcia. Siamo pochi ed iniziamo subito a sgranarci, via via ciascuno è sempre più solo con se stesso….
“extreme” è non riuscire a vedere nemmeno la riga bianca sull’asfalto da tanto è buio, “extreme” è aver paura di perdersi (qualche miglioramento alla segnaletica si può pensare…), di dover tornare indietro, di aver fatto tanta salita inutilmente.
E’ trovare un compagno di corsa che divide con te la sua torcia, con grande cavalleria. Soli, nella notte più nera e stellata che io ricordi, iniziare a chiacchierare e scoprire che sì, siamo folli…ma in buona compagnia…
“extreme” è realizzare di essere da sola al comando della gara femminile, avevo tirato davvero forte all’inizio e la mia scarsa confidenza con le salite inizia a stroncarmi al 35°…sono completamente sola, senza pila né luci al braccio: ma dove credevi di andare, ad una festa di compleanno??
“extreme “ è una gara di soli nervi, dove concentrarsi e non abbattersi diventa prioritario, dove il minimo timore ti blocca le gambe. Solo testa. Mai come sabato notte ho potuto sperimentare il credo di Trabucchi che recita “resisto, dunque sono”.
Il paesaggio è strepitoso, nuclei di case e luci ed un castello là in alto…continua a salire e siamo al 38esimo. Qualcuno da una macchina mi passa una torcia per gli ultimi km, avvertendomi che la strada è brutta…è quasi fatta, l’adrenalina sta salendo. Dite che potrei vincere? Un ragazzo della 100 mi supera e mi mette le ali ai piedi, con una semplice frase “tranquilla, ti mancano solo due curve ed è finita, non hai nessuno dietro”.
Mi gusto ogni singolo passo di quell’ultimo km, sapendo che difficilmente potrò rivivere una situazione simile: è il mio compleanno e mi sto facendo un regalo bellissimo: vincere la mia prima (ed ultima, si intende) maratona.
“extreme” è uno sparuto gruppo che ti aspetta, ma fanno festa proprio a te…e vedi uno striscione bianco steso davanti al tuo percorso. FINISH.
Cala il silenzio, dentro di me, come se il mondo si fermasse. Abbraccio quel pezzo di tela bianca, come per essere davvero sicura di esserci andata a sbattere contro: eravate tutti con me in quel momento. E crollo. L’emozione anche stavolta esplode come un vulcano….
Poi ricordo il freddo, il buio, quel senso di fraterna solidarietà che non smette mai di stupirmi…poi transita Stefano: quando ti ho detto, così al volo al ristoro, che cosa avevo combinato…il tuo sorriso ha illuminato la valle fino al mare! Grazie…
“extreme” è aspettare fino alle 5 battendo i denti di ripartire per Rimini, è fare finalmente una doccia e scaldarsi al primo tepore dell’alba.
I primi atleti della 100 stanno già arrivando, un cappuccino è impossibile da trovare: ma a Rimini a che ora aprono i bar??
“extreme” è una promessa fatta ad un amico: ti vengo incontro!così percorro a ritroso gli ultimi km, fino al 96°…ed eccolo che arriva: bagnato come se fosse appena emerso dal mare ma sorridente come se fosse una corsetta al parco.
Corro con Ste fino al traguardo, il sole è già alto e caldo e l’emozione sale ancora, ed è così ad ogni arrivo, una festa.
Ma poi, un miracolo. Una cometa di luce dopo una notte nel buio più nero: arrivano Cristian ed Andrea, visibilmente disfatti ma con la compostezza e lo splendore di chi la luce l’ha vista davvero.
…GUARDIAMO OLTRE A CIO’ CHE NON VEDIAMO…è stato il loro motto…
“extreme” è vedere una piccola folla acclamare il suo eroe, e piangere calde lacrime in un momento che tutti ricorderemo più del freddo e della fatica. Grazie Cristian, di cuore. Sei stato il simbolo di tutti noi. Sei arrivato, da solo, al traguardo travolgendo tutti con un’onda magnetica che ci ha paralizzato. 11h 35’ 47” e sei la nostra cometa!
Vorrei dirti una cosa molto semplice, tu non hai potuto vederla ma so che il tuo cuore l‘ha sentita: al tuo arrivo non c’era una sola persona che non avesse gli occhi lucidi. Questo è il miracolo del nostro piccolo mondo: un gruppo di amici ancora capaci di emozionarsi. Grazie a tutti gli organizzatori, a Gionni e a voi che c’eravate. E’ stato il compleanno più bello che potessi sognare!
27 luglio 2009 - Ilaria Fossati
P.S. la 100 km è stata vinta dagli Azzurri Ivan Cudin e Monica Barchetti: strepitosi!!!!!
|
Ilaria Fossati
|
|
 |


|